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Parte il grande fratello, ricomincia striscia e chissà poi cos’altro. Il nazionalpopolare ritrova i suoi ritmi abituali. Tutto torna dentro binari consolidati.
Oltre la Fiorentina (no, non il calcio, solo la Fiorentina), io ho il rito molto nazionalpopolare, della colazione al bar. Lo so, non si può essere perfetti.
La cosa che la mattina mi incuriosisce maggiormente è vedere la varietà di combinazioni che, soprattutto le donne, riescono a chiedere al povero Gianni, in alto, dietro la sua macchina per fare i caffè: un latte leggermente macchiato con caffè decaffeinato, senza schiuma e non molto caldo. Un cappuccino chiaro. Un macchiato scuro. Ma dico: si può?
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10 commenti

Glittering 19/10/2004

Credo che per alcuni prodotti si, valga la pena. Per esigenza, ho dovuto imparare a non lasciarmi incantare dalle marche famose (che per mantenere la pubblicità, ovviamente, aumentano i prezzi) ma, piano piano, provare anche altri prodotti meno famosi. Ho scoperto, così, che alcune cose che costano la metà sono altrettanto buone. Secondo me vale la pena di provare. Si fa sempre in tempo a tornare indietro. 🙂

pandora 22/09/2004

Vale la pena? Mai: o si è taccagni per il cibo e non per i bene superflui oppure è semplicemente una necessità per arrivare a fine mese.
Non mi vengono in mente altre ipotesi.

__davide__ 22/09/2004

LIDL – per restare in ambiente da me conosciuto – ha perlopiù marche prodotte in Germania.. di sicuro, quindi, non Barilla, Bauli, o altro. Certo: già fidarsi di qualcosa proveniente dalla Germania è probabilmente follia 🙂 Comunque, i prezzi bassi sono invitanti.. finché non fanno male.. della serie: ciò che non mi uccide mi rende più forte. Sul fatto di acquistare solo su precisa lista: ci sono! Si sgarra pochissimo, in merito.

antotrav 22/09/2004

Credetemi, comprare le cosiddette “marche commerciali”, ovvero i prodotti con il marchio delle catene della grande distribuzione (coop, fidel per esselunga, ecc.), nonchè quelli degli hard discount, ha un senso solo se si riesce ad essere bravi conoscitori di quello che si compra. Quindi l’olio d’oliva senz’altro no, ma ci sono altri esempi interessanti: i gelati coop prodotti direttamente da sammontana (stesso gelato), i pandori coop (bauli), ecc. Avevo tempo fa un documento con le i prodotti e i relativi produttori: se lo ritrovo lo posto.
Per essere noi consumatori a fregare loro della GDO, dobbiamo essere in grado di diventare bravi “cherry picker”: sono in gergo markettaro quelli che acquistano articoli scegliendoli accuratamente e sulla base di una lista preordinata. Niente acquisti superflui…

errecielle 22/09/2004

Cerco di spiegarmi meglio. Gli hd sono visti, da molti, come la panacea del caro prezzi. Questo articolo, del quale le degustazioni sono solo la punta dell’iceberg, cerca di condurre il lettore verso una maggiore consapevolezza di come, il basso prezzo, non sempre corrisponde comunque ad una qualità media o accettabile, ma corrisponde proprio ad una qualità bassa o inesistente. Olio, formaggi e vino, sono le cose “degustabili” dai tipi di sf e quindi su questi alimenti verte la loro osservazione. Condivido la parte finale del tuo commento: ricordo benissimo l’esistenza di alimenti non marcati (gelati, pasta ecc) fatti negli stessi stabilimenti di quelli con un marchio iperfamoso: stessi ingredienti, tutto uguale tranne il packaging… e il prezzo!

__davide__ 22/09/2004

..allora non ho ben capito il tuo discorso. Se vuoi cose “di qualità” per “gustare meglio” la cucina, non puoi di certo fare affidamento sugli hard discount. In questo senso, allora, non ne vale la pena. Però – a mio parere – la ricerca di Slowfood era a più ampio raggio, sugli alimentari in genere (hai ragione, non è molto azzeccato parlare di detersivi), e in alcuni casi la qualità dei prodotti hd non è inferiore a quella di molti super/iper mercati. Parlare di olio, o vino, significa a mio parere tirare in causa due dei prodotti più “difficili”..

errecielle 22/09/2004

Ma è proprio questo il punto. Non si discute su detersivi o altro dove, etichette alla mano, le cose sono molto ma molto simili se non uguali, ma proprio quelle cose di “qualità”, quelle appunto che dovrbbero consentirci di gustare meglio la nostra cucina.
Sulla birra non ho termini di paragone. Non era riportata nessuna degustazione di birra, ma di vino. Consiglio vivamente la lettura, comunque.

errecielle 22/09/2004

Secondo me non è una questione di stipendio, o almeno non solo. Uno degli spunti dell’articolo, per esempio, spinge a pensare al fatto che i clienti degli hard discount, non sempre sono mossi solo da cause di forza maggiore. Spesso preferiscono spendere soldi in modo diverso (computer, cellulari, macchine ecc) piuttosto che cercare la qualità in quello che rimane un bene primario…

__davide__ 22/09/2004

Beh.. certo che.. prendere proprio l’olio di oliva come termine di paragone.. che poi, prendendone uno un po’ buono spendi magari 1,5 € in più al lt., neanche tanto. A mio parere, vale la pena su prodotti più generici, magari anche solo sui non alimentari. Anche se.. io faccio la spesa al LIDL, spesso.. e la birra in latta da 50 cl. che compor lì è una delle birre più buone che abbia bevuto, tra le tante da supermercato, e costa almeno la metà.. quindi..

myPam 22/09/2004

La risposta è no… almeno per me…
Ma sai benissimo che potremmo disquisire su “luoghi comuni” come lo stipendio ecc…

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